samedi 13 décembre 2014

ARTICOLO LA REPUBBLICA 29 NOVEMBRE "IL TRENO DALLE ALPI AL MARE" + NICE MATIN du 13.12.2014 Inquiétude du Conseil général 06 pour la Nice-Cuneo


http://www.repubblica.it/ambiente/2014/11/29/news/il_treno_che_va_dalle_alpi_al_mare_cuneo_ventimiglia-101374773/

Il treno dalle Alpi al mare, un percorso romantico che deve essere salvato

Dalla rarefatta atmosfera delle Alpi Marittime fino alla tenera luce della costa ligure. C'è un percorso ferroviario, da Cuneo a Ventimiglia, che tiene insieme le strette gole della Val Roia con gli spazi che furono meta dei grandi pittori dell'impressionismo. Una preziosa via ferroviaria che passa tra Italia e Francia e che ora è a rischio chiusura. E la lotta per salvarla è arrivata anche su Internet




OTTO EURO e venti centesimi. Tanto poco si spende per un viaggio che non si dimentica. Sorprendente e fragile, come le cose più belle. Tra Cuneo e Ventimiglia, c'è uno di quei percorsi ferroviari che aprono un passaggio segreto attraverso territori e comunità di un'Italia dimenticata. Un passaggio che unisce cittadine medievali e barocche, si snoda tra gole montane, trova infine il suo varco verso il mare e che rischia di chiudersi così, come un varco spazio-temporale attraverso cui oggi puoi passare e domani non più. 

Ci si arriva da Torino, mentre la luce del giorno comincia a scaldare e si arricchisce dei toni aerei dell'azzurro. Il treno per Ventimiglia parte da Cuneo alle 14 e 13. Ugo Sturlese, portavoce del Comitato Ferrovie Locali che è al cuore della battaglia per la difesa di questa linea, un elegante signore che è stato direttore del dipartimento di emergenza dell'ospedale Santa Croce di Cuneo, ci spiega cosa sta mettendo a repentaglio la vita di questo gioiello: "A primavera dello scorso anno l'amministratore delegato di FS ha detto che la Cuneo Ventimiglia è un ramo secco e che andava chiusa. È cominciata così un'azione di demolizione progressiva della funzionalità della linea. A dicembre 2013 c'è stata la riduzione da otto corse, di andata e ritorno, a solo due". La giustificazione è che occorrono dei lavori di manutenzione nel tratto, da Breil a Tenda, nella parte francese. L'Italia sarebbe tenuta a farli in seguito all'accordo del 1970 sui danni di guerra. Ma i lavori, di fatto, non si fanno.



Così, in risposta, ha preso vita la mobilitazione popolare, è nato il Comitato, sono state raccolte 25mila firme per chiedere al governo di stanziare i primi fondi. Su Facebook è stata creata una pagina che chiede di salvare questo percorso ferroviario. In poco tempo ha raggiunto quasi 10mila like. Ogni giorno ci sono notizie, aggiornamenti e appuntamenti. Le persone si confrontano sulle questioni, discutono, decidono il da farsi, partecipano e allo stesso tempo, dichiarano un amore schietto per il territorio e provano a far comprendere quanto sia necessaria questa via di comunicazione tra Italia e Francia.

La cosa migliore per capire, è farlo questo viaggio. Il treno è un minuetto diesel. A una velocità di 25 chilometri all'ora si infila tra le scure schiene dei monti. A Borgo San Dalmazzo siamo già oltre i seicento metri. Ci si inoltra in Valle Vermenagna, in quell'ossimoro poetico-orografico che sono le Alpi Marittime. È un susseguirsi continuo di gallerie, conche prative e foreste. La vegetazione si trasforma e sembra tessere una trama sempre più densa. Pascoli e boschi. Faggio e castagno. La costruzione di questo tratto è andata a strappi. Tra Cuneo e Robilante venne aperta al traffico nel 1887. Da Robilante a Vievola nel 1900 e da Vievola a Ventimiglia nel 1929.

I vagoni sono tutti pieni. Ci sono persone delle valli, giovani in bicicletta, ferrovieri tedeschi in pensione arrivati fino a qui per osservare questo miracolo di ingegneria ferroviaria. C'è chi vive a Torino e ha una casa in Liguria. Questo percorso, così popolato e vivo, non sembra proprio un ramo secco. "Il governo italiano", spiega Sturlese, "alla fine ha accettato con il decreto Sblocca Italia di stanziare 29 milioni di euro per lavori urgenti sulla linea. Ora però occorrono provvedimenti per definire il rifinanziamento specifico di questa linea. Bisogna capire chi farà questi lavori. Entro il 31 dicembre bisognerà fare la gara d'appalto, entro il 30 giugno del 2015 bisognerà iniziare i lavori. Altrimenti non se ne fa nulla". Come purtroppo spesso accade, è alto il rischio che i fondi non possano venire utilizzati.

Passiamo Roccavione e poi Robilante. In questi paesi fino agli Anni 60 quasi tutti mangiavano solo patate, castagne e latte. La donna che siede al mio fianco mi racconta che "la mania delle seconde case che negli Anni 70 e 80 ha rovinato anche queste parti, oggi forse non c'è più e c'è molta più attenzione". Parla del paesaggio e della cura, come se parlasse di una persona cara. Partecipazione attiva e cittadinanza. Forse proprio da qui si può ripartire. Mentre il viaggio procede scopro che la nuova amica, Adriana Costamagna, è presidente di Paese Nostro, un'associazione di cittadini nata a Bene Vagienna, in provincia di Cuneo, lo scorso ottobre, e che vuole difendere la collina di Santo Stefano dalla costruzione di sette villette a tre piani.

Dopo la stretta di Vernante il paesaggio si fa decisamente alpino. Ancora gallerie e struggenti sprazzi di paesaggio che si riescono a intravedere solo per qualche istante. Mentre restiamo al buio di una galleria, con quella luce elettrica che pare quasi quella di una cucina di una casa di montagna, tutti pensiamo a quel mondo meraviglioso che sta lì fuori. E più è lunga la galleria, e più è pungente il desiderio di vedere ancora. Il treno, mentre si avvicina a Limone, rallenta molto, sembra quasi mosso da un soffio di vento. La galleria di Tenda è lunga 8,2 chilometri e ci stiamo dentro per quasi dieci minuti. Il traforo richiese otto anni di lavoro e costò 22 milioni di lire del tempo. Fu un capolavoro ingegneristico. Elicoidale e molto complesso. Frutto dell'ingegno di quegli incredibili uomini che dalla fine dell'Ottocento cominciarono a realizzare ardite opere ferroviarie su tutto il territorio italiano. La gente del posto vorrebbe almeno più corse. Le due "andate e ritorno" di oggi non permettono un uso né lavorativo né turistico con un intervallo molto ridotto di permanenza tra un treno e l'altro. "Cuneo", racconta Sturlese, "è molto legata alla Francia e alla Valle Roia. C'è un enorme mercato ogni martedì, arrivano molti francesi e poi ci sono tanti italiani che hanno la casa sulla costa e che fanno su e giù e il treno è il modo più economico per andare e venire".

La Commissione trasporto del Parlamento, per superare l'ostacolo delle scadenze molto ravvicinate, ha dato indicazione di assegnare i 29 milioni di euro direttamente alla Regione Piemonte. Ma di concreto non si vede ancora nulla. Le ferrovie francesi, che condividono questo tratto con le ferrovie italiane, dicono inoltre che per rimetterlo a posto servono 90 milioni di euro invece dei 30 milioni stanziati.

Il treno prosegue. A Vievole è già Francia. Si entra nella Val Roia, tra il Monte Chajol e il Monte Court. Sui pratoni verdi che stanno intorno alle gallerie, crescono grandi margherite gialle. Si arriva a mille metri di altezza ed è proprio questa la cruna dell'ago di questo viaggio. Subito dopo la stazione di Tenda, sulla destra, la cittadina appare come una visione, le case sono perle disposte su un declivio. Si direbbe di essere in Tibet. La cima della Nauque e la cima de Durasque. Qui si racconta della storia del conte di Ventimiglia che aveva sposato la figlia dell'imperatore di Bisanzio. Il nome greco Lascaris e i resti del castello. Poi la Brigue e Saint Dalmas con la stazione fantasma fatta erigere da Mussolini poco prima che la gran parte della Valle Roia passasse alla Francia.

In questo punto il treno, che viaggia a meno di quaranta chilometri all'ora, lascia vedere i paesaggi forse più belli e struggenti. Le pareti scoscese e i villaggi poveri arrampicati sulla montagna emanano un fascino irresistibile. A sinistra si scorge la chiesetta di San Michele. Ora la luce è cristallina, tersa. Ecco Breil sur Roya. Poi ancora più giù, e la luce scende di un semitono, si fa più dolce per assumere colori quasi arancio. Il paesaggio comincia a cedere, ad addolcirsi, a farsi meno ripido. A Airole c'è la stazione più piccola del mondo: niente edifici, niente cartelloni con gli orari, niente orologio, solo una striscia gialla e un brevissimo tratto di marciapiede. Una signora scende con una giacca a quadretti e l'idea di conoscere molto bene la solitudine, come forse solo in alcune valli si impara a conoscere, e a sopportare, davvero.

Dopo Bevera, sulla destra, trascorsi appena pochi minuti, appare la parte vecchia di Ventimiglia, le case rosse, gialle, le tegole, la terracotta. È la fine del viaggio. C'è solo il tempo per il mercato dei fiori, una pianta di limone a 20 euro, il vento che arriva dal mare e un pensiero: che ciascuno faccia quello che può per salvare questa ferrovia.


NICE MATIN du 13.12.2014
Conseil général des Alpes-Maritimes :
Motion pour la reprise des travaux Cannes-Grasse ET
INQUIETUDE POUR LA NICE-CUNEO





Aucun commentaire:

Enregistrer un commentaire